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Vi proponiamo l'intervista che ci ha rilasciato Luca Bianchini, il regista del prossimo progetto prodotto dall'AlveareCinema chiamato Piccoli Corti Circuiti, che narra le bizzarre vicende di un gruppo di persone costrette a convivere a porte aperte nel loro stesso vecchio condominio ad inizio estate, in un corto circuito di varie umanita'.
Bene Luca, parlaci un pò di te: come hai iniziato a lavorare in questo ambiente? Quando hai capito che il cinema e gli audiovisivi sarebbero stati la tua passione della vita?
luca: Nella migliore tradizione contadina, di padre in figlio, nutrito a Western e appassionato di musica. Poi come la vita vuole, o forse "Il Caso" , appunto, ha determinato qualcosa. In realtà non è stata casuale la scelta, non ho deciso, mi ci sono ritrovato e basta, e forse, non ho ancora deciso.Da cosa nasce l'ispirazione per questo progetto così particolare ed insolito come Piccoli Corti Circuiti ?
luca: l''idea del film nasce essenzialmente dalla visione di un documentario autoprodotto sul quartire romano dell'Esquilino, in particolare sul vecchio mercato di piazza Vittorio e la Porta Magica nei giardini della piazza. Successivamente ho avuto voglia di "stare a guardare" umanità varia e di raccontarla con una storia che fosse volutamente scarna, senza una trama forte, una sorta di storia "casuale". Piccoli Corti Circuiti nasce principalmente come una storia sul caso. Chi sono i protagonisti della storia?
luca: Non ci sono in realtà veri protagonisti perchè la storia è decisamente corale, anche se tutta la vicenda è vista da un uomo e una donnna, che si conoscono solo di vista, ma che il caso farà interagire, loro malgrado, tra loro stessi e con gli altri. Qual è l'aspetto che hai voluto maggiormente esplorare con la sceneggiatura che hai scritto e un po' con tutta l'idea alla base del progetto?
luca: se dovessi sintetizzarlo con una parola, direi la *casualità* e il suo potere dirompente nel quotidiano e nella vita di chiunque, la sua capacità silenziosa di mutare percorsi e situazioni, ma soprattutto le convinzioni e i punti di vista di ognuno. C 'è poi una mia considerazione sul cinema americano e non solo, che mi assilla da sempre e che e' molto presente nel film che ho scritto: perchè in molti dei piccoli e grandi film amati nella storia del cinema, i paesaggi, le città e i quartieri hanno una grande importanza, sono contesto fondamentale nel quale la storia si muove e noi invece ce ne dimentichiamo sempre più? L'ambiente in cui la storia si muove è fondamentale nell'infonderle i vari umori, e mi piacerebbe tanto fare un cinema dove il "nostro" immaginario riprenda un pò di forza. Hai dei riferimenti cinematografici che in qualche modo ti hanno influenzato per questo progetto?
luca: se dovessi trovere delle influenze forse potrei citare uno dei primi film di Cédric Klapisch "Chacun cherche son chat", che si rivelò per me illuminante proprio al termine della stesura della sceneggiatura di PCC, perchè di fatto mi confortava constatare che una trama così semplice fosse anche così efficace nel raccontare tutte quelle sfumature. Le sfumature e le annotazioni di contorno, per me sono fondamentali quanto la storia stessa. Non mi interessano tanto i nodi di una storia quanto i "profumi e i sapori" che nascono da essa. Hai incontrato dei problemi per riuscire a proporre il tuo progetto qui in Italia?
luca: e' storia vecchia e sempre uguale. Un produttore fortemente motivato e proprio per questo scomparso dopo un pò, domande di finanziamento, calvari negli uffici dei produttori e sopratutto una carrellata di facce e motivazioni che da sole meriterebbero un film. Il tutto con un sonoro di fondo simile a quello di una sorta di purgatorio dove chi tenta questa strada si lamenta e piange indifferenza per l'eternità. Ma ad un certo punto l'autodeterminazione si riaffaccia e la convinzione che si possa produrre in altri modi si ridesta, anche per questo mi sono avvicendanto con l'AlveareCinema per cercare di concretizzare finalmente il mio progetto. Quali sono i tuoi miti cinematografici? luca: beh, direi sicuramente Ford, Kubrick, Van Sant, Steve Buscemi, Hitchcock. Vado avanti fino alla noia?
E tra gli italiani?
luca: tra gli italiani sicuramente Sorrentino è quello che seguo con maggiore interesse. La lavorazione del film sarà tradizionale o seguirete anche nuove strade grazie all'apporto innovativo de l'AlveareCinema?
luca: mi sembra sempre più difficile trovare una differenza tra i due modus operandi, visto che la tecnica ha favorito la differenziazioni delle fonti dalle quali "l'industria" può attingere, anche se in realtà ancora non lo fa pienamente. Ma nel mio specifico credo che il film alla fine verrà prodotto in maniera tradizionale anche se in un ottica abbastanza "indipendente", insomma nulla di nuovo sotto il cielo. Trovo però molto importante che un'entità come l'AlveareCinema provi la strada di una produzione e soprattutto di una distribuzione che proponga finalmente dei canoni diversi. Cosa pensi del cinema italiano di oggi, e come pensi si possa inserire il tuo progetto in tale contesto?
luca: su questo non vorrei aggiungermi al piagnisteo generale, che in realtà serve a ben poco. Diciamo che mi piacerebbe un cinema più libero, coraggioso che spinga su storie più filmiche, imparando senza pregiudizi da un certo cinema americano, e riprendendo a "volare" con le storie, come una volta. Il mio progetto non ha particolari pretese nei riguardi del panorama cinematografico italiano, vuole solo raccontare e farsi conoscere, e speriamo possa far parlare di sé per le sue qualità e, soprattutto, con riscontro di pubblico. Nessuna pretesa, una piccola storia, ma che sia ben raccontata e che la gente la ricordi. Grazie per l'intervista Luca, e in bocca al lupo per tutto!
Crepi! Grazie a te e a tutti i lettori della community dell'Alveare!
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