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Pubblichiamo in questo articolo alcune lettere ricevute inerenti IL SOLE DENTRO. Per leggerle tutte non hai che da continuare...

 

 

Piace tanto anche a me, una sola cosa, xchè siccome siamo in Africa i giovani fuori dal bar suonano i tamburi? X pietà, no,,,, Molto intensa, molto bella, anche se ai potenti non c'è tanto da chiedergli scusa, e nel film andrebbe sottolineato.

Luca Bianchini < Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. >


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Carissimi Paola e Paolo, come state?
Sollecitato dal mio caro cugino Valter (Cavalli), ho avuto il piacere di leggere la sceneggiatura de "Il sole dentro".
Devo farvi veramente i complimenti perchè la storia è davvero emozionante.
Ho trovato bellissimo il racconto del viaggio verso l´Africa, il risalire "la corrente di immigrazione" da parte dei 2 ragazzi.
Bellissimo il ribaltamento di prospettiva con il piccolo siciliano che si trova ad essere immigrato clandestino in Africa.
Molto emozionante la duplice storia di amicizia.
Geniale la sorpresa dello sfasamento temporale delle 2 vicende.
Ci sono anche parecchi passaggi molto divertenti (bellissima la battuta del piatto vuoto).

Siccome so che Paolo ha sollecitato Valter a esporre le proprie osservazioni sul testo e siccome Valter ha sollecitato me a fare lo stesso, solleciterò ora il mio spirito critico a vincere il mio timore reverenziale, a superare la mia genuflessione caratteriale, a sconfiggere la mia timidezza ancestrale per riuscire ad esporre proprio a voi, persone vere di cinema vero, quei deboli concetti miseramente partoriti da me, persona vera di mera musica leggera.

Se proprio devo pensare alle parti che mi hanno convinto meno devo citare quelle iniziali relative al mondo del calcio giovanile.
Premetto che non conosco tale realtà però l´atteggiamento dell´uomo in tuta nello spogliatoio (scena 10) mi pare quasi sempre troppo duro e antipatico.
Sempre riguardo a questo personaggio mi chiedo se davvero non sia eccessivo e poco verosimile (o forse purtroppo lo è) il fatto che abbandoni Thabo all´autogrill.
Anche la scena del cane all´autogrill mi sembra che ribadisca inutilmente il concetto dell´abbandono già abbastanza chiaro.
(Non ho poi capito bene perchè dal nord Italia devono portare Thabo alla fiorentina ma poi si parla della lazio).

Sollecitando ulteriormente il mio spirito critico mi viene da osservare che il rapporto tra Rocco e Thabo sia molto tenero e genuino però spesso loro stessi si soffermano a considerazioni sulla loro amicizia (ad esempio scene 42 e 49) così come fanno anche Yaguine  Fodè. (Sarà credibile che 2 ragazzini siano così riflessivi e così "buoni"?)

C´è poi la scena 43 in cui si parla delle donne dei calciatori, è vero che la battuta sulla velina è simpatica però, non so perchè,  mi ha dato un po´ fastidio; forse mi ricordava certi inutili dibattiti televisivi.

Infine nella scena 57 il dialogo tra Chiara e la Nathalie: il passaggio in cui Chiara dice di aver lasciato il suo uomo perchè parlava solo di giga-byte non mi ha soddisfatto.

Mi rendo anche conto che queste osservazioni potrebbero perdere tutta la loro sostanza (ammesso che ce l´abbiano) una volta che la storia è tradotta in immagini.
Le mie considerazioni nascono dal fatto che la lettura di una sceneggiatura avviene con tempi e sensazioni diverse da quelle della visione del film, per cui 2 frasi che sembrano eccessive perchè vicine nel ritmo della lettura in realtà sono perfette perchè abilmente incastrate nel ritmo del film.

Ma del resto cosa lo dico a fare a voi....
Beh vabbè in fondo l´avete iniziata voi la sollecitazione, ve la siete cercata: mai sollecitare mio cugino Valter che è già abbastanza sollecitato di suo... e che poi sollecita sempre me che sono anche troppo sollecitato... oltre che iperteso...
Ma chiudiamo questa parentesi schizofrenica sui parenti schizzati...

In ogni caso il mio pallido timore è che rappresentando troppo cattivi i cattivi e troppo amorevoli i buoni la storia possa perdere un po´ del suo drammatico realismo.

Come avete potuto notare, nonostante le mille sollecitazioni e tutto il mio impegno non è che sia riuscito a trovare tanti punti critici.

Spero comunque abbiate inteso che queste considerazioni mi sono state strappate con la forza della stima che nutro nei vostri confronti.

Vi mando un grosso abbraccio e un grande in bocca la lupo per la vostra nuova entusiasmante opera.
Se avete bisogno di qualsiasi cosa... sollecitatemi pure!!!

Ciao
Alessandro Zaffanella

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web:  www.alessandrozaffanella


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E' stupendo. Mi sono messo a piangere, e considera che non piango mai (solo
per le storie dei minatori, non lo so perché, perché mio nonno era
minatore).

Avv. Carmelo Parente


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Carissimi,
ho appena finito di leggerlo. Ho pianto, ho riso, ho volato, ho vissuto laggiù insieme ai ragazzi.
E' magnifico! Grazie.
Non cambiate nulla perchè si sente la freschezza con cui è stato buttato giù, di getto.
....se non il cognome della Mister, bel personaggio forte e gentile, .....se potete, sarebbe un grande onore per me: da Furlan a Trevisan! In fondo sempre veneto è.....Ma non voglio darvi nessun suggerimento, ovviamente.

Baci
TT


Tullia Trevisan

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Ciao Paolo, leggendo la sceneggiatura de “il sole dentro” come ti anticipai al telefono mi sono ritrovato in molte delle situazioni descritte.
Ad esempio il nomade con la maglia I love NY, oppure Thabo che non vuole tornare a casa perche al villaggio si aspettano il ritorno di un campione. Nessun migrante accetta di tornare a casa nella stessa condizione di quando è partito e questa è la ragione per cui sono disposti a mettere a repentaglio la loro vita e ad accettare lavori che diversamente non svolgerebbero mai.
Anche la descrizione del Console mi ricorda quella di Paolo Giglio,  console di Niamey, che oltre a farlo gratis fu anche costretto a comprarsi la bandiera italiana per issarla sulla sua casa.

Potrei raccontarti alcuni aneddoti del mio viaggio e forse ti fornirebbero alcuni spunti in più, ma temo che verrebbe fuori un’altra sceneggiatura…, di un altro film, quindi mi limito ad evidenziarti ciò che secondo me potrebbe essere inserito in fase di realizzazione del film.

A- Nelle città e nelle oasi ai margini del deserto si creano mercati che vendono ciò che si presuppone possa servire ad un migrante in partenza. Uno degli articoli più presenti sono le taniche di plastica da 20 o 10 lt di olio vegetale da cucina. Queste taniche sempre di colore giallo o azzurro sono rivestite di impagliato e cartone. Prima e durante il viaggio l’impagliato è mantenuto umido ed evaporando mantiene fresca l’acqua contenuta all’interno. Queste taniche sono ammassate ovunque nei mercati delle città desertiche e costano 1000 CFA l’una circa 1,5€.  Nessuno si avventura nel deserto senza la propria tanica e sopra tutti scrivono il proprio nome per evitare che possa essere rubata. Quelle da 20 lt sono usate per le lunghe traversate sui camion, quelle da 10 litri invece per le traversate corte e veloci a bordo delle jeep. Dovresti riuscire a vederne qualcuna in alcuni scatti che ti allego. Una volta arrivati a destinazione i migranti rivendono le taniche ai commercianti e quindi è verosimile che possa esserci una inquadratura all’arrivo nel porto che vada a descrivere questo ammasso di bidoni abbandonati da chi è partito per l’Europa. Il bidone è come un compagno di viaggio che rimane con il migrante anche per tutto il periodo di attesa nell’oasi e perderlo significa soffrire enormi disagi se non la morte certa. Ecco perché è così importante.
-L’altra scena di cui ti parlai al telefono è quella che descrive l’apparire o lo scomparire delle nuvole nel deserto. Ti riporto sotto un pezzo di un’intervista che ho rilasciato per un giornale dove descrivo questa esperienza….
“Il deserto è magia. Il silenzio è irreale e il rumore del vento accompagna costantemente tutto il percorso. Quando ci fermavamo e scendevamo dall’auto nelle ore diurne, la sensazione che si provava era di entrare in contatto con un fluido arroventato che partendo dalla testa permeava tutto il corpo. Il calore generato dal sole è elevato e bastano pochi minuti per bruciare la pelle esposta. Uno dei momenti che mi è rimasto più in mente è quando ci stavamo avvicinando all’oasi di Dirkou, dalla quale i migranti ripartono per la Libia. L’oasi è molto a Nord ed avevo letto che una volta arrivati nelle sue vicinanze si poteva percepire il blando influsso climatico che il mar mediterraneo riusciva a far arrivare a quelle latitudini. Mi sembrava inverosimile e fui molto colpito dal vedere, dopo circa un mese, le prime nuvole e sentire l’aria impercettibilmente più umida. Ero pur sempre in mezzo al Sahara, ma anche a soli 2-3 giorni di jeep da Tripoli e quindi relativamente vicino all’Italia, ma mi muovevo in un ambiente assolutamente diverso rispetto a quello in cui ero abituato a vivere. Pochi istanti dopo aver fatto queste riflessioni forammo uno pneumatico e feci le foto in notturna con le nuvole. 50 kilometri da qual punto ci accampammo vicino ad un cimitero di Dinosauri e dopo aver piantato la tenda rimasi in ascolto del silenzio per almeno un’ora. Era come se l’ambiente intorno a me avesse vita propria e trattandosi di natura, anche se apparentemente priva di forme di vita, non era una sensazione fuori luogo. Credo che la maggior parte di noi sia abbastanza abituata al silenzio di un ambiente circoscritto, ma ritrovarsi in un ambiente immenso e non sentir traccia di forma di vita è certamente poco comune.

Questa sensazione è descritta anche in Bilal il libro di Gatti* e nei libri di Heinrich Bart. Gli esploratori come lui si rendevano conto che stavano arrivando vicino al mare proprio grazie al cambiamento di umidità dell’aria ed alla presenza delle prime nuvole stratiformi. Non saprei come  usare questa “scena”. Forse al contrario, evidenziando la progressiva perdita di umidità dell’aria e la scomparsa del sudore. È un effetto che si presenta solo in una direzione cioè da sud verso nord o da est verso ovest. Infatti da nord verso sud l’effetto è meno avvertibile e meno suggestivo perché all’aumentare dell’umido aumenta anche la vegetazione, mentre nell’altro caso il deserto arriva a lambire quasi le coste del mare, come ad esempio in Mauritania o in Libia etc.

-Sempre dall’intervista di cui ti dicevo:
Un altro ricordo che non riesco a dimenticare riguarda la partenza da Agadez. Per proteggerci dagli attacchi dei ribelli viaggiammo in convoglio e quel giorno partirono 47 camion. La polvere impediva di vedere oltre il cofano dell’auto. La nostra jeep era nelle ultime posizioni e stava pian piano risalendo la testa del convoglio. Ad un certo punto attraversiamo uno sprazzo d’aria privo di polvere ed in quel punto stava un ragazzo giovanissimo che con ogni probabilità era caduto giù dal camion sul quale viaggiava. Con se non aveva nemmeno il bidone d’acqua che tutti si portano per il viaggio ed appena ci vide si inginocchio pregando di fermarci. Le persone con le quali viaggiavo, non percepivano assolutamente il dramma di queste persone e non fecero cenno di rallentare. Me lo ricordo mentre la polvere lo avvolge facendolo scomparire.

Ecco non ho altre segnalazioni. Dai uno sguardo alle fotografie, quelle che ho incluso nella sceneggiatura nelle scene che mi pareva evocassero quel tipo di situazione, ma anche quelle che ho diviso per paese Burkina Faso e Niger. Ho cercato di includere scatti che oltre alla migrazione richiamassero l’ambiente in cui probabilmente si muoveranno i protagonisti del film. Non ho inserito scatti cittadini perché credo non ce ne sia bisogno.
Nel materiale ho inviato anche le schede che uso per la presentazione del lavoro alle redazioni. In queste schede trovi sia le fotografie che le didascalie delle immagini. Possono servirti per capire il tipo di progetti che ho seguito, leggile se hai tempo. Ho inserito anche un testo che avevo preparato per Il Manifesto, è stato sostituito da quello che hai potuto leggere su Alias, ma riporta dei particolari interessanti. Parlo in prima persona dell’esperienza di Camera e forse puoi trovarci altri spunti.

Se dovessero venirmi in mente altre riflessioni te le farò presenti. Grazie per avermi coinvolto in questo progetto. Alfredo.
www.alfredobini.com

 

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